di Emilia Morelli
Il ministro iraniano Araghchi arriva in Pakistan mentre Usa e Iran valutano nuovi colloqui. Teheran frena, Trump spinge per un accordo
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato a Islamabad per una missione diplomatica che potrebbe riaprire il canale dei
negoziati tra Iran e Stati Uniti. Il viaggio si inserisce in una fase delicatissima, segnata da pressioni militari, sanzioni economiche e tensioni nello Stretto di Hormuz.
Secondo fonti pakistane citate da Axios, la visita sarà concentrata sul rilancio del dialogo con l’amministrazione Trump, anche se un eventuale incontro trilaterale con gli Stati Uniti sarà valutato solo dopo i colloqui bilaterali con Islamabad.
Teheran frena: «Nessun incontro in agenda con gli Usa»
Da Teheran arrivano però segnali contrastanti. I media iraniani vicini al regime hanno smentito che Araghchi abbia in programma un faccia a faccia con gli inviati americani, accusando Washington di diffondere notizie false su nuovi contatti diretti.
Secondo questa versione, il ministro iraniano consegnerà al Pakistan le proposte di Teheran, lasciando ai mediatori il compito di trasmetterle agli Stati Uniti.
I Pasdaran contro il viaggio
La missione di Araghchi non convince le componenti più dure del sistema iraniano. L’agenzia Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, ha criticato apertamente il viaggio, sostenendo che la coincidenza con la presenza della delegazione americana possa apparire come un segnale di disponibilità a proseguire colloqui giudicati «costosi» e «inutili».
Il dissenso interno conferma la complessità della partita iraniana, dove la linea diplomatica deve fare i conti con le pressioni dei settori più radicali.
Trump: «L’Iran vuole fare un’offerta»
Sul fronte americano, Donald Trump mantiene una linea di forte pressione ma lascia aperto lo spiraglio negoziale. Il presidente Usa ha dichiarato che l’Iran vorrebbe presentare un’offerta in grado di soddisfare le richieste di Washington.
La Casa Bianca ha confermato la partenza per Islamabad degli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, incaricati di partecipare ai colloqui mediati dal Pakistan. Il vicepresidente JD Vance, invece, per ora non dovrebbe prendere parte alla missione.
Pressione economica e nodo Hormuz
Mentre la diplomazia prova a rimettersi in moto, gli Stati Uniti aumentano la pressione economica. Il Tesoro americano ha annunciato il congelamento di criptovalute per 344 milioni di dollari legate a Teheran, nell’ambito dell’operazione “Economic Fury”.
Resta centrale anche lo Stretto di Hormuz, tema affrontato da Trump in un colloquio con l’emiro del Qatar. Doha ha ribadito la necessità di ridurre le tensioni e sostenere gli sforzi di mediazione del Pakistan.
Netanyahu: «Piena cooperazione con gli Usa»
Nel frattempo, Israele conferma l’allineamento con Washington. Il premier Benjamin Netanyahu ha parlato di una «ottima telefonata» con Trump, sottolineando che Stati Uniti e Israele stanno agendo «in piena cooperazione» per aumentare la pressione sull’Iran.
Il quadro resta però fragile. Tra smentite, missioni diplomatiche e nuove sanzioni, la possibilità di un accordo resta aperta, ma il percorso appare ancora pieno di ostacoli.
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